ROSSOPANE

Fili

Pubblicato in Uncategorized da albe il Novembre 1, 2006

E così, ce l’ho fatta. All’inizio non ho detto niente, perchè la tecnologia è un muro che mi guarda sghignazzando, e perchè il sole e l’aria vitrea di questa giornata preferivano il silenzio. Così, invece di frugare dentro al sacchetto dei fili con cui sembra stiamo riuscendo a tessere Rossopane, ho trovato il tempo adatto a leggere piano un libro e a far la lotta dicendo oscenità infantili sul letto -silenzio insomma. Adesso è il momento buono, mi dico, e proclamo: voglio fare Rossopane; perchè tutte le volte che sento di avere dell’intelligenza, della rabbia sociale, degli occhi smielati disciolti nell’amore, degli amici e del vino con amici (o anche solo del vino amico), della felicità fatta di gambe e braccia, dello sguardo spalancato sullo spettacolo cittadino delle mani rosse in metrò, il fatto che Rossopane continui ad aleggiare vago senza mettersi lì sul tavolo, semplicemente stride. Guardo in alto pianto bene i piedi per terra piego le ginocchia e salto tendo in alto la mano ecco; l’ho afferrato. Stavolta, credo, mi sono allungata abbastanza -pezzi di autocritica su tasselli di rinnovata energia -e l’ho afferrato. Lui tende a tornarsene in aria, svolazzante tra morbide nuvole di astrattezza e anche poca umiltà, diciamocelo, e soprattutto tanta caotica fumosa baldoria, però adesso me lo tengo stretto, in tasca o sul tavolo, Rossopane…
Sì, non è che si può fare, è che va fatto!

Dunque Milano

Pubblicato in Uncategorized da Sarah il Novembre 1, 2006

Dunque Milano, l’idea è questa, piantarla di fare le persone impegnate, trovare il tempo di guardarsi in faccia e sabotare tutto quanto non vada a passo d’uomo. Non ti accorgi che non ti fermi mai, troppo presa come sei a guardare per terra per non inciampare? Fallo questo capitombolo, mettiti sottosopra, umiliati sulla pubblica piazza se necessario. Sotto sotto sei un’inguaribile romantica, il tuo pavé retrò e i tuoi alberi che si fanno strada nel cemento ti smascherano. Un atto d’amore sconsiderato è quel che ti ci vuole, corri in piazza a urlare il tuo amore alle persone a cui vuoi bene, non continuare a rimandare le tue faccende personali inventandoti improrogabili impegni.
Ma ti sei vista? Da quant’è che non fai una bella passeggiata col naso per aria? E da quanto tempo non chiacchieri a ruota libera con un amico? Che brutta cera che hai da quando disponi la tua vita su un’agendina! Bevi ogni istante fino all’ultima goccia, mangiati pure il ghiaccio che trovi nel bicchiere, che rimanga vuoto e trasparente. Fai la scarpetta col piatto del giorno, tira su tutto il condimento e lascialo lucido come appena lavato.
Milano torna a fare le cose da sola, non frapporre sempre un macchinario tra te e quel che produci ma mettiti a cucinare, scrivi a mano, vai a piedi, comprati il giornale, riprendi possesso di tutte le piccole cose. Sono le piccole cose che fanno quelle grandi, tu pretendi di fare la donna in carriera e non sei nemmeno capace di rifarti il letto! Ti piace riempire la tua vita di tante cose per non sentire che dentro sei vuota, per mettere a tacere quella vocina atavica che sostiene che un po’ di ozio è salutare. Sei bulimica Milano, ti ingozzi ma non ti soffermi su niente, ti mostri onnivora in pubblico e ti cacci un dito in gola nella toilette. Ti vendi come capitale della moda e dell’apparenza perché non pensi di aver niente da mostrare. Non hai il Colosseo, non hai un fiume, non hai un grand boulevard, non hai i monti e nemmeno un porto, tutti passano da te, ti sporcano, ti usano e ti pagano, come una vecchia e ricca battona. Non demoralizzarti. Semplicemente non ti conosci. Non sai come sei bella nelle tue parti più antiche, quanta poesia ci sia nei tuoi parchi e nei tuoi navigli. Nevica e ti chiudi in casa, non ti accorgi dell’atmosfera fatata e sospesa che scende dal cielo in fiocchi bianchi. D’estate vai al mare ma al tramonto sei vuota, finalmente libera da tutto quel traffico, pennellata in rosa e arancio. Ti affanni a metterti in vena futuristi mezzi su rotaia e non ti fermi ad ascoltare come sferragliano fieri i tuoi tram d’antan, che a guardarli verso il soffitto sembrano transatlantici d’altri tempi. Pensa a quanta gente ti abita, quanti cuori che pulsano e quante finestre che si illuminano la sera. Te ne dimentichi sempre, chissà a cosa ambisci, quale santo Graal speri di trovare. Guardati intorno, fai piazza, ovvero trasformati in piazza, non essere solo luogo di transito. Passa del tempo in conversazioni sincere, concediti il lusso di perdere l’ultima corsa e di avere una notte lunga un giorno, non calcolare gli utili e concediti un po’ di bilanci in deficit. Siedi davanti a una tazza di the, fatti sedurre dal suo vapore poi specchiatici dentro, e vedi un po’ se ti vedi meglio nel caldo di una bevanda antica o nelle fredde vetrine del centro.

Marta

Milano mi uccide

Pubblicato in Uncategorized da Sarah il Novembre 1, 2006

Continuando il ciclo di riflessione sulla maledetta Milano. Questa è una poesia, un componimento, un “insomma”, di un ragazzo di Eveline, che avevo sentito leggere ormai quasi un anno fa e per chi si ricorda bene avevo anche riproposto in una riunione Rossopanerea, e a molti era…insomma, sbocciata in seno; perchè è davvero potente, davvero bella, davvero semplice, e ora che tutti stiamo più o meno pensando a strade e palazzi che ci ospitano, ecco, leggiamo anche questa.

ZeroDue – Milano mi uccide
Milano è una gabbia per gorilla .
Milano è un sapore cattivo sulle labbra quando mi sveglio.
è musica sporca che spegne le orecchie
è un colpo di frusta dove non te l’aspetti.
Milano mi strozza la gola, mi sodomizza, mi castra e mi ingoia.
Milano è una nausea, è vomito, è fango, è un’attesa infinita da fare in piedi.
Milano è un vecchio amore che non vuole più saperne
È una puttana a gambe aperte, una vecchia fumatrice senza occhi
è una regina che taglia teste ai suoi sudditi e ne sbrana i corpi.
Milano è un cronosisma dove tutto resta uguale,
è potrei ma non voglio, vorrei ma non posso, farei ma non faccio.
Milano non è Roma, non è Firenze, non è Bologna, non è Venezia, non è Torino.
Milano è un seme marcito, è l’albero degli impiccati
È un nido di vespe, è un nugolo di teste.
è una guerra sotterranea tra rane e topi
è la falce che taglia il grano
è un verme che mangia la terra su cui cammino.
Milano è la madre che ha abortito, Milano è uno sbaglio
una bambina deforme schiacciata e abbandonata che piange,
è un chiacchiericcio rumoroso, è un sorriso sdentato
Un invito stentato, un diritto non voluto.
Milano è una sacca colma di droga avariata
Un telegramma di condoglianze, una parola di circostanza.
Milano è un lunedì di lavoro, un viaggio all’incontrario
è una sveglia quando ancora fa buio, è un veleno nella pietanza.
Milano è una cantante d’opera con le corde vocali in mano
È una brutta figa in televisione, una rotta tracciata male
è un cane che non si fa toccare, una merda schiacciata sotto la mia suola.
Milano è una slot machine che ti convince di vincere
è un discorso dietro le spalle, è la cabina di pilotaggio di un aereo in fiamme.
è un bel culo puzzolente, una scopata goffa
una lumaca che mangia ortiche e poi arriva al cervello passando per il naso
è una pelle rovinata e con le macchie.
Milano è troppo amore
mi uccide lentamente sussurra vanità mentre mi taglia le mani con un archetto di violino.
Milano lumaca, Milano macchiata
Milano vagabonda che non si è mai lavata.
Milano è battona, Milano ci tenta
Milano cicciona minchiona puttana suicida cruenta
Milano è rissosa, è tremenda, Milano è una tossica senza speranza
Milano è impotente, Milano è demente
Milano è contenta.
Milano è violenta.

MilanoViolenta

Milano è un tagliere di salumi su un tavolo di bicchieri appannati con i bordi sporchi di rossetto

Pubblicato in Uncategorized da Sarah il Ottobre 30, 2006

Sono le giornate dell’autunno più bello queste. E per la prima volta da quando ho iniziato a pensare, non desidero essere a New York quando le foglie cadono e i viali sono scivolosi e il centro della città è tutto un tagliere di salumi su un tavolo zeppo di briciole e bicchieri appannati dai bordi sporchi di rossetto.
Nel mio immaginario sono inserita in una nuova cartolina mentale che la meteoropatia mi cuce nel cervello imbambolato dal sogno americano; ma a questo giro ho vinto un viaggio più umile e magari più coraggioso, chiudendo il cuore nella cerchia delle mura e stendendo le braccia lungo i navigli e i canali coperti dalle arterie luminose, sulle strade che portano fuori, facendomi piacere i platani con la corteccia staccata, passeggiando volentieri sui sampietrini di Brera, senza necessariamente avere bisogno del confronto con l’oltre oceano più veloce; scegliendo di adeguarmi a questa velocità che posso manovrare meglio, che le curve mi vengono anche più strette ma i passeggeri non si svegliano, è questo l’importante: guidare senza fare sentire la velocità, altrimenti i bambini si turbano e rovinano il silenzio del tuo abitacolo, e non c’è più Ani Di Franco che tenga. Milano autunno, di musica e scelte modaiole sempre più vertiginose, mi concede ambienti variopinti e compagnie ogni giorno differenti.
Le ragazze-cosmo mi insegnano il verde-mela, e il commento sulla nuova linea Diesel che pur rimanendo un marchio italiano ha la struttura-target della super efficienza statunitense, è questa una mossa economica con i contro-coglioni, mi regalano un buon gusto Prada per nuovi occhiali da vista.
I collettivi artistici dell’Isola mi salutano e per quei quarto d’ora che mi concedo con i lettori, i poeti, i cinesi delle installazioni alla Stecca, sono l’equilibrista della new-wave milanese, della comunicazione stilosa e che vuole anche una sua profondità, ma spesso mi fermo a pensare che ci sia ancora troppo poca vera sensibilità dietro le loro metriche, le loro novità, le loro sperimentazioni, forse sono ancora troppo maschili e dovrebbero accostarsi a una sana metrosessualità che apre orizzonti davvero innovativi, che è lì che dobbiamo cambiare: nel modo di sentire, nell’essere disposti, innanzitutto, nel toccare.
Gli amici di sempre, quelli di quartiere, li incontro di tanto in tanto divertenti e solari, vitali nella loro bolla di realtà nascosta alla politica, all’arte, alla letteratura, ma non per questo disprezzabile perché hanno una rara sincerità nei rapporti, una fedeltà invidiabile l’uno all’altro, una trasparenza di sentimenti che io, personalmente ho perso quando ho cominciato a conoscere la complessità dell’animo mio e altrui; hanno la scelta dalla loro, una realizzazione del presente, una visione concreta, raccontabile, senza essere confusa e spaventata, sono importanti, sono differenti da me e da loro imparo.
I miei bambini sono il sole dei fine settimana, sono le voci altissime che accompagnano i silenzi che non voglio con me.
Ci sono le persone da cui imparo, ci sono le persone di cui provo a innamorarmi con scarso successo, che non è una cosa che puoi indurre, ma a volte capita di volerlo davvero subito, bene di massa, l’amore. Le persone che mi fanno ridere, che con il loro talento cambiano gli ambienti in cui si trovano, come pagliacci, con un’imitazione, una parola tagliente, un’ingenuità, fanno apparire i sorrisi e le lacrime agli occhi se sono davvero bravi. Ci sono gli amici a cui stare vicino lascia per certi momenti scomparire la tua stessa importanza: che fanno scoprire certi sentimenti da croce rossa che non avresti mai detto, e ti ritrovi a voler essere una lavagna bianca disposta ad accogliere ogni dolore, ogni sfuriata, ogni germoglio di rabbia pur di liberarne la creatura che hai di fronte, e per loro faresti il salto più lungo, la caduta più alta e spesso ti ritrovi a chiederti come mai, ma non lasci il tempo di capire, ed è per ora un gioco.
Infine, tra i mille altri che potrei citare, perché Milano è in autunno fertile come le foglie che lascia cadere, che raccogliamo gelosi per coprire in inverno le radici delle nostre piantagioni e dei nostri gerani tristi, sui balconi grigi a cui siamo affezionati.
Infine, dicevo, ci sono le persone che ti accompagnano, i gregari, gli scudieri, gli stuart sul tuo volo, gli sherpa della tua spedizione, le dame del tuo ballo, coloro che sono il tuo specchio perché hanno la tua stessa sensibilità ma sono fuori da te, e ti aiutano a essere migliore perché uno sull’altro vi ammonticchiate i mattoncini di lego che scegliete insieme. Loro sono difficili, per loro non saprai mai fare il salto più lungo perché il più delle volte saranno loro a chiederti di saltare per mano, di fare un tuffo da quindici metri, perché cercano i tuoi stessi stimoli, perché vogliono le stesse tue cose, da loro non impari niente, loro ti mettono alla prova.
Ma questo autunno ne sento la mancanza, perché ho una tendenza protettiva alla superficialità e alla pop-culture, ma diamine quando mi distraggo e ho una conversazione di quelle…come dice Prevert, che la terra è a volte così bella…
Milano, offre più di quanto chiedo.

Seguiamo il tempo

Pubblicato in Uncategorized da Sarah il Ottobre 30, 2006

Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.


Se è il cambio di stagione che spesso aspettiamo, mantenendo fredde le menti, automatizzando i movimenti, evitando le domande più importanti, concentrandoci sulle “cosedafare”, per sentirci creativi e vulcanici nella nostra giovinezza, allora, tiriamoci indietro. Ma se invece, anche noi sentiamo l’esigenza di dover seguire il corso dei tempi, una stagione alla volta con un suo proprio senso, indossando il costume sulla spiaggia, il berretto con la neve, un fiore all’occhiello quando arrivano gli amori e come dice Emily Dickinson: un gioiello con l’autunno; senza rimanere statici, senza intorpidire i muscoli, ecco uno spazio per crescere e cambiare ogni giorno in un modo diverso, e se siamo per ora in due, ogni giorno un cervello in moto continuo così che l’altro si riposi. Un luogo, il blog, dove le parole sono una dietro l’altra, almeno c’è un po’ d’ordine…Una stanza da arredare come un’altra, senza curarsi dei materiali delle pareti, senza un’etica dell’internet per favore. E poi amo l’idea di essere potenzialmente spiata da sconosciuti che scorrendo una pagina dopo l’altra si imbattono in parole sante e porpora come quelle che potrebbero apparire qui sopra, come succede nella nostra amata città con le riviste migliori e forse anche con le persone migliori.

Canzone del giorno: Gente della Notte, Jovanotti.
Per aver trovato la semplicità narrativa nel ritornello e una melodia tormentone da cantare aprendo la bocca. E inoltre, per aver raccontato a modo suo le cose che succedono tutti i giorni.

Manifesto

Pubblicato in Uncategorized da Sarah il Ottobre 30, 2006
Rossopane è una rivista che si lega ad un’azione.Rossopane è gente in una stanza in costruzione, è un progetto che evolve.E’uno spazio libero che porta le persone all’arte e l’arte alle persone.C’è chi cerca una rete di comunicazione bella e intelligente che stimoli il pensiero di ciascuno.C’è chi dice che Rossopane sia il collegamento tra realtà sviluppate negli anni nella nostra città che cercano visibilità e uno spazio di comunicazione l’una con l’altra.Tutti scrivono su Rossopane, si apre e si trova dove andare a pensare.C’è che dice che si è stancato di stare a guardare e ha voglia di fare, c’è chi lo vede come un avvicinarsi per capire cosa c’è da fare per costruire.Vuole rendere visibile quello che crede di aver fatto suo.Rossopane è incazzato perchè le persone non parlano tra loro, cerca un altro modo di comunicare che sia il più vero, il più personale, il più comprensibile possibile, e che sia molto imbarazzante.Ha pensato di creare delle situazioni dove ognuno si possa sentire a proprio agio con gli altri, dove i rapporti non siano convenzionali: é un diverso modo di stare insieme, una chiave di lettura dei rapporti sociali.Crea momenti in cui ci senta nuovamente parte di qualcosa, attraverso la recitazione il canto la lettura la musica la poesia gli abbracci la comodità dell’aria aperta.Rossopane beve, ma è risoluto.C’è chi dice che sia un giullare, un travestito, che giri seminudo.Sono delle lenzuola calde, dove chi guarda non è più spettatore ma è dentro al letto, ci si muove, ci fa all’amore, lo abbraccia, sale sul palco, balla chiacchiera sorride bacia si conosce e conosce altri si incuriosisce si stimola si illumina crea inventa e rielabora.Per poi avere l’energia necessaria per costruire una nuova società e un nuovo modo di vivere la vita sociale, attraverso il contatto, la condivisione e la sensibilizzazione a valori e idee che vadano contro la mancanza di colori, la mancanza di coscienza e di identità, l’indifferenza, la pigrizia mentale, la mancanza di pensiero non praticistico, la chiusura nell’individualismo; per creare una collettività di sentimenti che porti l’arte fuori ma che a questo punto non sia né arte né propaganda né denuncia bensì un insieme di tutto ciò.Vuole esserti amico, perchè non è sicuro che sia una cosa così scontata.C’è chi dice che sia la possibilità per scrivere parlare e dire quello chesi sente e si vede.Dà carta bianca, legge.C’è chi dice che Rossopane voglia sempre guardare a oggi senza illusioni nédisillusioni, sa che c’è sempre una soluzione a tutto e vuole attuarla.C’è chi dice che debba essere critico e bello e attivo libero indipendenteconvinto. Ha uno spirito propositivo, osserva ascolta prende nota e poi parla.Rossopane è laico e apartitico.Vuole creare fiducia nei rapporti individuali, per eliminare la paura di mettersi in gioco nel collettivo.C’è chi dice che l’individualismo necessiti di inserirsi nel collettivo, perchè solo così l’uomo può sentirsi realmente vitale, perchè crede che con o senza consapevolezza, abbiamo tutti bisogno di trovare una collocazione nell’insieme, e questo si può fare solo se l’insieme viene preso in considerazione.. Appare tremendamente noioso ciò che non può essere plasmato, quelche sembra troppo lontano dalla propria portata.Rossopane vuole mostrare come il collettivo non sia poi un concetto così distante, vuole portare le persone a sentirlo, e quindi a viverlo, e quindi a rifletterci sopra e ad avere il coraggio di cambiare.