Slam X – interviene rossopane
2015. E’ giunta l’ora. La Moratti ce l’ha fatta, tutti i riflettori sono puntati su Milano. A qualcuno piace chiamarla la capitale della moda, o dell’architettura, o vantarsi della sua internazionalità, e in fondo come dargli torto? Sono tutti questi fattori infatti ad aver contribuito alla preparazione dell’Expo. Con il patrocinio di Armani e la supervisione di Art Attack, grazie a una task force formata da immigrati e precari senza alternativa, mafia e architetti arrivisti, tutti i cantieri a cielo aperto (…tutti) sono stati rattoppati con cartapesta e forbici con la punta arrotondata.
Milano splende come un gioiellino di cemento.
Niente kebab, niente bici, niente birre per strada, niente musica alta…l’epurazione è riuscita talmente bene che l’Expo si svolge in una città dimezzata. Gli unici rumori che si sentono sono quelli del traffico e delle sirene coprifuoco per la sera. Rimangono solo gli over 40, i ricconi cocainomani, qualche cane randagio e qualche turista giapponese.
A niente sono valsi le proteste e i tentativi di attivisti e artisti milanesi per evitare di essere espropriati della loro stessa città: I Ministri hanno suonato nudi davanti a Palazzo Marino; i vecchietti del Bellezza si sono incatenati alla pista della balera; Lella Costa ha promesso di votare la Lega in cambio di più spazi verdi.
Anche rossopane ha tentato di dare un suo contributo alla lotta, in primo luogo ritirandosi in campagna da una zia (rossopane crede nella partecipazione e nella condivisione, anche dei parenti), a chiedersi “Che cos’è fare cultura?”. Ogni pagnotta ha declinato l’interrogativo a modo suo, c’è chi tra un libro di Vittorini e uno di Pasolini si è chiesto “Qual è il ruolo dell’intellettuale nella società?”, e chi l’ ha interpretato come “occupa la biblioteca della zia perché la cultura deve essere fruibile da tutti”. Ad ogni modo tutto rossopane è giunto alla conclusione più ovvia, ma che nessuno aveva osato mettere in pratica.
Se fare cultura implica arrivare al maggior numero di persone e con strumenti efficaci, allora la televisione deve fare cultura. Già.
Rossopane deve servirsi della televisione. Vero.
Ma Come?
…Partecipando al Grande Fratello! (o okkupandolo, come si è lasciato credere a Nura).
Ma neanche questo è servito, e rossopane dopo aver cercato di introdurre il diy, la pratica di battersi il cinque alto per ogni cosa e mille appelli per salvare Milano in diretta su canale 5, è stato sbattuto fuori dalla casa in blocco per ubriachezza molesta. E così, infrante tutte le speranze (diffondere il verbo nel Belpaese, vincere il Grande Fratello e scappare in Giamaica coi soldi, ma anche banalmente avere una casa senza pagare l’affitto), i rossopanini hanno raggiunto il resto della comunità attivista cultural milanese, che si è rintanata a vivere alle porte di Milano nell’unico cantiere dimenticato aperto e l’unico dove si prenda il wireless a scrocco, quello di Santa Giulia.
La Moratti nel frattempo è felice come una pasqua. Potrebbe essere in pensione, e invece è il sindaco di una città. Si parla di Milano su tutti i giornali esteri (come non importa, l’importante è apparire come ben insegna il folklore politico dominante). Ha una storia segreta con De Corato, anche se litigano spesso perché lui chiude sempre tutte le porte e costruisce trincee con le sedie del salotto. Ha raggiunto tutti i traguardi che si era prefissata ed ha appena pubblicato una biografia dal titolo “O la va o la spacca”. E’ talmente attenta alle esigenze della sua città e va talmente tanto in giro che manco si è accorta che Milano sembra un ipermercato spagnolo nell’ora della siesta. Non c’è più nessuno a romperle le balle, e questo basta e avanza.
Tra i parcheggi e le “soluzioni abitative” di Santa Giulia intanto la situazione non è delle più confortevoli: è quasi finita la vodka, e il cassiere del Magnolia si contende l’ultimo stock con Serena Sinigaglia. Il Torchiera senz’acqua ha occupato le uniche docce funzionanti. Il Cantiere usa i libri di Agenzia X e le pellicole di Esterni per accendere il fuoco della rivolta. Tutti insomma si cerca di sopravvivere e non si bada molto al bon ton. Ogni sera si accendono centinaia di fuochi diversi in cui ognuno parla coi propri compari e se ne impippa degli altri gruppi. Anzi se riesce gli fa pagare l’ingresso alla sua zona.
Finché una sera il cuoco del Leoncavallo, Fra di ProvocoAzioni e Abo di Torchiera si ritrovano in fila al bagno insieme e iniziano a discutere della situazione. Scoprono di condividere non solo l’urgenza fisica, ma anche un’urgenza più alta: riprendersi Milano. La voce si sparge di fuoco in fuoco e nel giro di un’ora si forma una grande assemblea a cui partecipano tutti. Modera l’incontro un rappresentante del comitato marxista-leninista, che dopo aver invitato i presenti alle proprie conferenze propone di uscire dall’assemblea con una proposta politica rivoluzionaria ben precisa. L’idea piace a MilanoMovida, Cantiere, Torchiera, ma Arcigay non ci sta e chiede più feste, appoggiato dal Rocket e da Esterni. Quest’ultimo propone di telefonare al Piccolo Teatro e sentire se ospita tutti, ma Villa Vegan si oppone perché il Piccolo vota sicuramente Obama, che mangia carne. A questo punto il Critical Mass butta sul piatto un’incursione notturna su due ruote, ma quelli di BelliDiNotte li bollano come insensibili alla causa degli handicappati, beccandosi dei disorganizzati da quelli del Bitte perché all’ultima festa non si riusciva manco a uscire a fumare una sigaretta. Le femministe si strappano i capelli e gli intellettualoidi accendono la pipa alla proposta del collettivo di Brera AutArt di disegnare dei grossi falli sui muri della nuova Fiera. Gli ambientalisti svengono alla proposta di rossopane di fare un gigantesco cubo di domo pack e nascondercisi tutti dentro. La discussione va avanti tutta la notte con le proposte più improbabili, e sembra impossibile giungere a una conclusione. Alla fine vince una non-decisione, una risoluzione che mette d’accordo tutti proposta dal gruppo Sciame: fare tutto quanto. Rossopane batte il cinque alto, la Banda degli Ottoni dà aria alle trombe e la redazione di Zero aggiunge l’evento all’agenda. Si farà una marcia in bici, sui trampoli e a piedi, truccati da clown e vestiti di giallo, cantando canzoni popolari e indierock, metteranno i dischi Vito War e Japi, gli scout cucineranno per tutti e il collettivo Pantera rievocherà Lenin in seduta spiritica. Ci si mette in marcia subito, prima che l’alba sveli le mosse e la sbronza cali. L’enorme corteo colorato marcia per Milano lasciando dietro di sé testi di canzoni e pavidi alla ricerca di un paninaro, oltre ai soliti ignoti che tentano di dar fuoco senza successo a dei blocchi di cementi.
Arrivare a Palazzo Marino è un’impresa inutile: il palazzo è vuoto, e sindaco e assessori lavorano da casa tra una puntata di Lost e una seduta di manicure.
“Che fare?” Chiede Lenin redivivo.
Si decide di accamparsi in piazza del Duomo e stare compatti. Le forze dell’ordine non tardano ad arrivare, ma esasperate dalla pressione degli ultimi anni buttano a terra manganelli e berretti e si uniscono al movimento. Poco a poco il numero di cittadini schierato in piazza Duomo aumenta, torna gente dall’estero e arrivano televisioni da tutto il mondo. Ma allora, nelle case, chi c’è?
Marta Arniani per rossopanecaro rossopane: una risposta a repubblica sui rifugiati di piazza oberdan?
Ciao Rossopane!
Immagino che tutti o quasi abbiano già da una parte o dall’altra letto questa bella notizia: gli abitanti di zona buenos aires appiccicano volantini gialli di protesta contro i rifugiati che dormono in strada eccetera…Questo il link dell’articolo di Repubblica:
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1759365
L’articolo è equilibrato, e anche questi negozianti non sembra che minaccino quanto piuttosto che cerchino una soluzione a uno stato di cose – gente che dorme e tutto il resto in piazza – che da nessun punto di vista si può lasciare com’è. C’è però una cosa precisa nell’articolo che fa venire fuori lacrime nette. Da nessuna parte viene spiegato che questi africani sono rifugiati politici con diritto a nove mesi d’alloggio fornito dal comune e pagato dall’Europa, che – viva l’Italia – chissà come chissà perchè L’Europa i soldi li manda, ma gli alloggi per i rifugiati non vengono forniti. L’articolo non dice che quella dei rifugiati è una protesta consapevole per il rispetto DI UN LORO DIRITTO LEGALE. Non dice che il comune non li può sgomberare perchè è lui in torto. Nè che da mesi si organizzano notti bianche di solidarietà per cercare di dare visibilità mediatica – quarto potere come mai nella storia- alla loro causa. Nè che nessun giornale si è preso la briga di seguire questa storia, a parte Libero che ha modificato i fatti rigirandoli contro i rifugiati stessi (foto di fantomatici dormitori che sarebbero stati rifiutati da questi delinquenti scioperati..). Eccetera eccetera. E abilmente si dirotta la rabbia contro i negozianti, questi fascisti, mentre il vero interlocutore, il comune, si ritira indisturbato a mangiare soldi pubblici.
Io ora non sono in Italia e quindi troverei un pò difficile approfondire queste informazioni, ottenute parlando a settembre con il rappresentante dei rifugiati e con le poche persone del quartiere che seguono e supportano la loro causa. Ma se qualcuno avesse voglia si potrebbe – si dovrebbe- ben scrivere una lettera a Repubblica, con una descrizione dei fatti che per una volta in tutta questa storia dei rifugiati renda davvero giustizia ai più poveri cristi della terra.
Ci sono risvegli migliori.
albe
DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE

Il primo progetto di 11 metri.
Un ciclo di incontri sulla Costituzione.
Un progetto per ritrovarsi intorno ai principi che hanno fondato il nostro paese.
Il valore delle Istituzioni e la laicità dello Stato, le libertà individuali e la sovranità popolare.
L’antifascismo e la divisione dei poteri. L’osservanza delle regole ed il rispetto per la Repubblica.
In questo preciso momento storico, vogliamo parlare di questi valori.
A Milano, tra ragazzi. Per conoscere, per partecipare.
Lo faremo incontrando persone che, avendo dedicato la propria vita ai principi costituzionali, ne sono diventate un simbolo.
11 Metri e ARCI Bitte hanno l’onore di ospitare: chi insegna, chi difende e chi ha scritto la Costituzione.
giovedi 14 maggio 2009
Gherardo Colombo: “Insegnare la Costituzione”
h 19:00 aperitivo e buffet
h 21:00 incontro
martedi 19 maggio 2009
GianCarlo Caselli: “Difendere la Costituzione”
h 19:00 aperitivo e buffet
h 21:00 incontro
sabato 23 maggio 2009
Oscar Luigi Scalfaro: “Scrivere la Costituzione”
h 18:00 aperitivo e buffet
h 19:30 incontro
h 21:00 cena più concerto Jazz
State bene, partecipate, diffondete!
Per info:
info@11metri.com – www.11metri.com
info@bittemilano.com – www.bittemilano.com
Ricordiamo a tutti che gli incontri sono riservati ai soci ARCI e che la tessera è obbligatoria.
Tessera ARCI obbligatoria. Per i nuovi soci è necessario compilare la richiesta di tesseramento sul sito www.bittemilano.com almeno 24h prima di usufruire di servizi offerti.
27 gennaio: agenda piena.
domani martedi 27 gennaio
ore 6 presidio davanti alla casa di via dei transiti e all’ambulatorio medico popolare.
contunuiamo!come per conchetta, domani mattina saremo numerosi,come saremo numerosi per il torricelli e la nostra torchiera.
da indymedia:
Milano sa anche essere bellissima
Mi piaciono i tuoi quadri grigi, le luci gialle, i tuoi cortei, oh Milano sono contento che ci sei…
Per ricordare che Milano è anche altro rispetto alla Moratti, a De Corato il cane malato, a Formigoni, a CL, a Berlusconi, a Mediaset, a Ligresti e soci, alle sfilate ed alla cocaina a tonnellate, ai SUV e all’Expo 2015, alla ‘ndrangheta che controlla l’economia, alla Lega ed a Cuore Nero…
http://www.flickr.com/search/?q=corteo+milano&m=text
27 dicembre-27 gennaio
non un giorno qualsiasi
c’é chi dimentica in fretta
questi non sono fuochi d’artificio per fare festa.
sono fuochi che servono per bruciare la terra e chi ci sta sopra.
VERGOGNA!
Non è che fa un po’ schifo, è che fa proprio ribrezzo.
“Noi la crisi non la paghiamo” è uno slogan che non mi è mai piaciuto, ho sempre pensato che nascondesse una forma di irresponsabilità radicale. Se c’è un problema delle dimensioni di una crisi finanziaria globale, infatti, ci si rimbocca le maniche e si rinuncia tutti a qualcosa, soprattutto ai privilegi di pochi a scapito dei molti (e l’Università italiana non è esente dai privilegi: Perotti insegna).
La Finanziaria 2008 ha la mano pesante sulla scuola pubblica. Fin qui è tutto opinabile, torto, ragione, taglio dei privilegi o abolizione del diritto allo studio: non voglio entrare nel merito anche perchè in merito Rossopane si esprime già, sul nuovo numero.
Però non è accettabile che dopo mesi di manfestazioni, assemblee ed occupazioni a cui il governo è rimasto sordo, basti una nota del Vaticano per far calare le braghe a Giulio. I fondi alla scuola privata ripristinati appena un’ora dopo alla nota “infastidita” della Santa Sede in merito. Che le scuole private siano un’opera pia, da tutelare anche in momenti di crisi? Io le ho frequentate, e le ho viste gestite più come aziende che come servizio pubblico (già la definizione “scuole pubbliche non statali” è ridicola, per i 7500 euro l’anno delle superiori del Collegio San Carlo: forse pubbliche per il pubblico di Saint Tropez). Se si taglia sul pubblico si deve tagliare a maggior ragione anche sul privato: ma le scuole cattoliche hanno più voce in capitolo di quelle statali, evidentemente.
Domanda: chi ci governa?
Proposta: eleggiamo Ruini a capo del Movimento! Magari la spuntiamo anche noi.
Molly
Il Piccolo diventa piccolo
Fortunatamente Giorgio Strehler è morto.
Fortunatamente, perché dopo aver dato vita e plasmato il Piccolo Teatro di Milano oltre 60 anni fa su valori che facevano forza sulla stretta identità tra lavoro e arte, con un grandissimo rispetto e una attenzione smisurata verso le maestranze e tutte le componenti del teatro, vedrebbe ora come invece si punti su di un modello prettamente aziendale e si tutelino unicamente gli interessi di pochi tradendo le maestranze, tutte.
47 maschere di sala vengono lasciate a casa. Dal 1 settembre 2008 rimangono senza lavoro.
Il contratto stagionale, da settembre a luglio, che le 47 maschere sono soliti rinnovare ogni anno con il Piccolo Teatro ( per alcuni questa consuetudine andava avanti da oltre 10 anni!), viene sostituito con una raccomandata datata 29 luglio in cui si riferisce che la gestione delle sale del teatro da settembre 2008 sarà appaltata ad una cooperativa, pertanto si invitano le 47 maschere a prendere contatto direttamente con la cooperativa.
Per “ragioni di bilancio” – si scoprirà che il risparmio effettivo non supera lo 0,2 % del totale- e per una maggiore flessibilità lavorativa il Piccolo Teatro ha deciso di esternalizzare la gestione delle sale. L’operazione viene fatta in fretta e ad uffici già chiusi, di modo che sia impossibile organizzarsi diversamente o proporre un confronto.
Solo a settembre scopriamo le condizioni della cooperativa multi-servizi e la riduzione al netto orario tra il 25 e il 50 % della retribuzione.
Non è un contratto a tempo indeterminato, è una farsa poiché la paga rimarrebbe a ore e a “chiamata”, non risolverebbe così il problema della continuità lavorativa e frantumerebbe l’unità del corpo maschere spezzandolo in tante unità libere, secondo fame e bisogno, di lavorare per la fiera, per gli studi mediaset, e infine anche per il teatro.
Ulteriore danno: per il mese di fermo, agosto, le maschere percepivano legittimamente un sussidio di disoccupazione. Si aggiunge così un ulteriore riduzione del 25% sul reddito annuo, per un totale del 40/65% di riduzione annuale della retribuzione.
Perché il Piccolo Teatro, che percepisce ingenti finanziamenti pubblici – Stato, Regione, Provincia, Comune- e si è aperto anche all’iniziativa privata – l’anno scorso chiedeva direttamente agli spettatori di divenire “socio” previo versamento-, che quest’anno ha perfino aumentato il costo dei biglietti, sente necessario risparmiare a danno delle categorie più deboli dei lavoratori, i già precari?
Perché il Piccolo Teatro sta diventando sempre più un’azienda che deve ottimizzare i costi, far profitti? Quale identità, quale futuro, quale riconoscimento, quale ruolo, quale Piccolo Teatro vogliamo?
Rsa slc cgil corpo maschere del Piccolo
Rsa slc cgil tecnici scritturari del Piccolo


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