puntacapo
Cesura linea sbarra interruzione stop puntoacapo finestrofa
Quanti i punti messi durante un’esistenza?
Quanti gli inizi?
Quanti i finali?
Quanti i diari riempiti solo a metà per ricominciarne di nuovi?
Quanti i capodanno attesi per l’illusione di un nuovo strappo da dare a una consequenzialità di immagini da rinnovare?
Quanti i percorsi iniziati e compiuti?
Quante le idee rinnegate?
Nascite morti tempo in decadenza risalite fuoco cenere amore in odio solitudine e di nuovo amore
Le prospettive future aperte sono luoghi immaginari di chi per vivere ha bisogno di credere in un ALTRO possibile
Stò stronzo di Godot…
Sogni nuvole in viaggio fuggire dove? Perche? Tornare? Affrontare ciò che ci fa andare via via sempre via invece che restare e io invece
Sto punto
STOP
Cesura linea sbarra interruzione a capo fine strofa
Inizio strofa
Di nuovo (per quanto canterò questa nuova canzone?)
Tre puntini di
…SOSPENSIONE…
ALLA BOTTEGA DEL CAFFE’
Sorprendente senza eccezioni.
Fuori dall’umore senza eccezioni. Prova a venire qui tutto felice senza un motivo vero provaci a fare qui lo splendido di gioia senza solide basi, il tetro locale di una morta serata fra reietti ti riporterà senza chiedertelo senza lasciarti il tempo di dire di no ti piomberà che non a caso viene da piombo ti piomberà dentro all’asfalto, e dimmi, si sta forse a galla dentro all’asfalto? Si respira negli spazi deserti d’animo della Città dei reietti la sera? No. Provaci a venir qui, alla Bottega del caffè, con sorriso stupido da ora mi diverto guardami gurdami bevo solo birra e cuba libre sono Città che si diverte…
(dico, se hai con te una felicità senza motivo, se no non è mica facile neanche per la bottega dei poveri-ricchi di spirito buttarti nella tinozza dell’alienazione bollente, avvolgerti del cielo di Città che cala sulla testa con la sera come una lama, neanche la bottega, neanche come lei la vita può, buttarti via, se hai una donna che sai anche guardarla negli occhi davvero, che ci naufraghi in lei, fino al fondo del contatto con le sue dita, se hai quello, felicità con un motivo, poche cose fuori di lei possono essere Città, città estranea).
Eh, però, se vieni qui solo con un taccuino di tristezza, magari senza nessuno o persino peggio qualcuno lo aspetti e non sai a che ora arriva, e però sai che comunque non ti porterà conforto, quando fai la strada a piedi con il peso mattone al collo della penna vuota e il quaderno vuoto che neanche sai quali parole metterci, tanto è poco e vuoto triste tutto dentro e fuori, quando arrivi e nell’arrivare, piedi strascicati, pensi a un bicchiere di vino rosso e gelo di reietti attorno, neache una sigaretta tua che dovrai scroccarla a loro, agli abituè senza posto loro nella vita; quando arrivi e ti senti come loro, pronto a stare con loro, alla Bottega, senza posto tuo nella vita
allora
non credevo non l’avevo mai vista così
eh sì ha cambiato gestione
però così davvero no non me l’aspettavo
festa.
Festa.
Non finta non lontana non cuba libre non sbronza di poveretti,
festa.
La barista bella e stupida balla su un tavolo
sull’altro tavolo si scatena a ritmo di Shakira e Chemical Brothers
(chissà che direbbero i buoni vecchi Città Chemical nel sentirsi qui, con Shakira e il resto)
sull’altro tavolo
l’ex moglie del suo attuale fidanzato
avevano pochi soldi per questa telenovela.
Fuori, uno degli abituè si lamenta che preferva la vecchia gestione la vecchia musica il vecchio insomma ma che dire, è un abituè…
Il suo amico (non credo si conoscessero fino a un minuto prima di conoscersi) parla dell’intesa sessuale forte, veramente forte che ha avuto con lei. Non capisco se si riferisca alla barista sua fidanzata o all’altra che balla sul tavolo, sua ex moglie.
In mezzo fra le due spassose delirate sui tavoli, battono le mani senza capire due bambini, e uno va bè avrà anche dieci anni, ma l’altro, l’altro di anni ne avrà quattro che ci fa a battere le manine sui Chemical?
Il barista, ora è Fabio credo, scuote la testa ridendosi un “che bar di merda”.
Sì, provaci a venir qui chiedendo triste accoglienza
e lei la fa da protagonista ovviamente
sorprendente senza eccezioni
ti recupera a te stesso.
Tieni il ritmo senza neanche volerlo
guardi il culo della barista senza volerlo
fai sorrisoni scemoni ai disgraziati bambini
ti recuperi.
E la morale di questa storia
è che questo posto come i posti di passaggio, prezzi popolari, e che ci arrivi sempre con aspettative di sintonia, come fosse Città
è un posto vero, sotto l’abitudine e senza bisogno di tante sedute dal medico dei problemi dei ricchi
ti toglie le maschere
Pirandello arrossisce
e sotto senti la crosta
la crosta, la crosta, la terra e il ritmo di cui alla fine scopri di essere fatto
lo scopri nel piede che batte e non era mai stato così bello prima esser di terra.
Siamo mille cose in una
Siamo mille cose in una
L’occhio del ciclone come punto di riferimento
Intorno solo vento e pali divelti.
Riteniamo necessario cristallizzarci in una forma
Una rassicurante foto in camicia sul curriculum…
Ma il collo stringe
E preferiamo slacciare i bottoni piuttosto che toglierla
Ammettere che siamo cresciuti
Assecondare un’espansione instabile che va
In alto
A sinistra
A destra
In basso.
Il centro macina chilometri
Ingloba scarpe, lettere e fattorie intere
Ha dalla sua il riscaldamento globale
E un relativismo senza morale.
Siamo mille cose in una
Consumatori di suole
Ascoltatori del mondo
Bambini alla ricerca di una spalla su cui addormentarsi.

3 commenti