ROSSOPANE

puntacapo

Pubblicato in Flexible poetry, Scritti e racconti da bibatella il Novembre 30, 2007

Cesura  linea  sbarra  interruzione  stop  puntoacapo  finestrofa

Quanti i punti messi durante un’esistenza?

Quanti gli inizi?

Quanti i finali?

Quanti i diari riempiti solo a metà per ricominciarne di nuovi?

Quanti i capodanno attesi per l’illusione di un nuovo strappo da dare a una consequenzialità di immagini da rinnovare?

Quanti i percorsi iniziati e compiuti?

Quante le idee rinnegate?

Nascite morti tempo in decadenza risalite fuoco cenere amore in odio solitudine e di nuovo amore

Le prospettive future aperte sono luoghi immaginari di chi per vivere ha bisogno di credere in un ALTRO possibile

Stò stronzo di Godot…

Sogni nuvole in viaggio fuggire dove? Perche? Tornare? Affrontare ciò che ci fa andare via via sempre via invece che restare e io invece

  Sto                           punto

  STOP

 Cesura  linea  sbarra  interruzione a capo  fine strofa

   

Inizio strofa

Di nuovo (per quanto canterò questa nuova canzone?)

     

Tre puntini di

                                                                  …SOSPENSIONE…

ALLA BOTTEGA DEL CAFFE’

Pubblicato in Scritti e racconti da albe il Novembre 22, 2007

Sorprendente senza eccezioni.

Fuori dall’umore senza eccezioni. Prova a venire qui tutto felice senza un motivo vero provaci a fare qui lo splendido di gioia senza solide basi, il tetro locale di una morta serata fra reietti ti riporterà senza chiedertelo senza lasciarti il tempo di dire di no ti piomberà che non a caso viene da piombo ti piomberà dentro all’asfalto, e dimmi, si sta forse a galla dentro all’asfalto? Si respira negli spazi deserti d’animo della Città dei reietti la sera? No. Provaci a venir qui, alla Bottega del caffè, con sorriso stupido da ora mi diverto guardami gurdami bevo solo birra e cuba libre sono Città che si diverte…

(dico, se hai con te una felicità senza motivo, se no non è mica facile neanche per la bottega dei poveri-ricchi di spirito buttarti nella tinozza dell’alienazione bollente, avvolgerti del cielo di Città che cala sulla testa con la sera come una lama, neanche la bottega, neanche come lei la vita può, buttarti via, se hai una donna che sai anche guardarla negli occhi davvero, che ci naufraghi in lei, fino al fondo del contatto con le sue dita, se hai quello, felicità con un motivo, poche cose fuori di lei possono essere Città, città estranea).

Eh, però, se vieni qui solo con un taccuino di tristezza, magari senza nessuno o persino peggio qualcuno lo aspetti e non sai a che ora arriva, e però sai che comunque non ti porterà conforto, quando fai la strada a piedi con il peso mattone al collo della penna vuota e il quaderno vuoto che neanche sai quali parole metterci, tanto è poco e vuoto triste tutto dentro e fuori, quando arrivi e nell’arrivare, piedi strascicati, pensi a un bicchiere di vino rosso e gelo di reietti attorno, neache una sigaretta tua che dovrai scroccarla a loro, agli abituè senza posto loro nella vita; quando arrivi e ti senti come loro, pronto a stare con loro, alla Bottega, senza posto tuo nella vita

allora

non credevo non l’avevo mai vista così

eh sì ha cambiato gestione

però così davvero no non me l’aspettavo

festa.

Festa.

Non finta non lontana non cuba libre non sbronza di poveretti,

festa.

La barista bella e stupida balla su un tavolo

sull’altro tavolo si scatena a ritmo di Shakira e Chemical Brothers

(chissà che direbbero i buoni vecchi Città Chemical nel sentirsi qui, con Shakira e il resto)

sull’altro tavolo

l’ex moglie del suo attuale fidanzato

avevano pochi soldi per questa telenovela.

Fuori, uno degli abituè si lamenta che preferva la vecchia gestione la vecchia musica il vecchio insomma ma che dire, è un abituè…

Il suo amico (non credo si conoscessero fino a un minuto prima di conoscersi) parla dell’intesa sessuale forte, veramente forte che ha avuto con lei. Non capisco se si riferisca alla barista sua fidanzata o all’altra che balla sul tavolo, sua ex moglie.

In mezzo fra le due spassose delirate sui tavoli, battono le mani senza capire due bambini, e uno va bè avrà anche dieci anni, ma l’altro, l’altro di anni ne avrà quattro che ci fa a battere le manine sui Chemical?

Il barista, ora è Fabio credo, scuote la testa ridendosi un “che bar di merda”.

Sì, provaci a venir qui chiedendo triste accoglienza

e lei la fa da protagonista ovviamente

sorprendente senza eccezioni

ti recupera a te stesso.

Tieni il ritmo senza neanche volerlo

guardi il culo della barista senza volerlo

fai sorrisoni scemoni ai disgraziati bambini

ti recuperi.

E la morale di questa storia

è che questo posto come i posti di passaggio, prezzi popolari, e che ci arrivi sempre con aspettative di sintonia, come fosse Città

è un posto vero, sotto l’abitudine e senza bisogno di tante sedute dal medico dei problemi dei ricchi

ti toglie le maschere

Pirandello arrossisce

e sotto senti la crosta

la crosta, la crosta, la terra e il ritmo di cui alla fine scopri di essere fatto

lo scopri nel piede che batte e non era mai stato così bello prima esser di terra.

 

SERIGRAFIA!

Pubblicato in Arte e dintorni da Sarah il Novembre 21, 2007

silk screen

Siamo mille cose in una

Pubblicato in Flexible poetry da marta il Novembre 9, 2007

Siamo mille cose in una

L’occhio del ciclone come punto di riferimento

Intorno solo vento e pali divelti.

Riteniamo necessario cristallizzarci in una forma

Una rassicurante foto in camicia sul curriculum…

Ma il collo stringe

E preferiamo slacciare i bottoni piuttosto che toglierla

Ammettere che siamo cresciuti

Assecondare un’espansione instabile che va

                               In alto

A sinistra                         

                                               A destra

             In basso.

Il centro macina chilometri

Ingloba scarpe, lettere e fattorie intere

Ha dalla sua il riscaldamento globale

E un relativismo senza morale.

Siamo mille cose in una

Consumatori di suole

Ascoltatori del mondo

Bambini alla ricerca di una spalla su cui addormentarsi.